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Il vero miracolo non è volare nell'aria nè camminare sull'acqua ma camminare sulla Terra

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Daniele

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kristywrote:
Salve sono kristy , visita il mio sito di grafica e glitter  Sorriso
 

patatuff http://www.patatuff.it    

 

 

 

Dec. 18
Iolanda C.wrote:
Ciao ti volevo kiedere un grossissimo favore!!! Mi andresti a votare su questo sito http://la-mitika-francy-4ever.spaces.live.com/blog/cns!62CF5FDB49FB0DDD!510.entry#comment e scrivere in un commento con scritto Voto per Iolanda!   Mi raccomando conto su di te!!!
1 bacio e ti ricambierò il più presto possibile! PS: Fammi sapere se mi voti e anke se nn lo farai..
  
Aug. 15
Joe B. -wrote:
Ciao! Bellissime le foto, tanti sono posti in cui sono stato anch'io Animoticon
Ciao! 
Aug. 9
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February 05

Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all'occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l'Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l'acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l'uno detto di san Martino, l'altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune.

(A.Manzoni)

January 15

Foto di domenica

Ecco il link a una foto di domenica fatta da Stefano...è una sola, ma ne vale la pena!

http://www.alpen-panoramen.de/panorama.php?pid=2604

Potete far scorrere la foto a destra o a sinistra con la barra di scorrimento del browser....sono 360°!

Buona visione!


January 11

Piccola Veliera (Semisuite ex Sulutumana)

...Questa terra è fuoco nelle vene,questo cielo è sorriso,

questo giglio sul petto,mio Signore,è promessa d’amore.

Innocente fanciulla, son poeta e vivo di chimere.

 

Io cerco un nido profumato e pieno di palpiti d’amore,

spegnere non potrò per la mia vita questa voce che sento,

che dice che per te mi ha fatto Dio e in questo lago brucio.

 

Un’orsa mi ha allevato nei dirupi al perversar dei venti,

le notti vegliarono l’offesa dei famelici lupi,

tra fiore e fiore la speranza muore, impossibile amore.

 

         Fiori coglierò: viole,non ti scordar di,margherite d’oro e neve,

         gigli bianchi,rose ardenti mi fan bella per lui….

         fiori coglierò: viole, pensieri di dolcezza, inanellati sospiri,          margherite d’oro e neve, rose, rose, rose…

January 09

LA PICCOZZA (di Giovanni Pascoli)

Da me!… non quando m’avviai trepido

c’era una madre che nel mio zaino

            ponesse due pani

                        per il solitario domani.

Per me non c’era bacio né lagrima,

né caro capo chino su l’omero

            a lungo, né voce

                        pregante, né segno di croce.

Non c’eri! E niuno vide che lacero

fuggivo gli occhi prossimi, subito,

            o madre, accorato

                        che niuno mi avesse guardato.

Da me, da solo, solo e famelico,

per l’erta mossi rompendo ai triboli

            i piedi e la mano,

                        piangendo, sì, forse, ma piano:

piangendo quando copriva il turbine

con il suo pianto grande il mio piccolo

            e quando il mio lutto

                        spariva nell’ombra del Tutto.

Ascesi senza mano che valida

mi sorreggesse, né orme ch’abili

            io nuovo seguissi

                        su l’orlo d’esanimi abissi.

Ascesi il monte senza lo strepito

delle compagne grida. Silenzio.

            Né cupi sconforti

                        Non voce, che voci di morti.

Da me, da solo, solo con l’anima,

con la piccozza d’acciar ceruleo,

            su lento, su anelo,

                        su sempre; spezzandoti, o gelo!

E salgo ancora, da me, facendomi

da me la scala, tacito, assiduo;

            nel gelo che spezzo,

                        scavandomi il fine ed il mezzo.

Salgo; e non salgo, no, per discendere,

per udir crosci di mani, simili

            a ghiaia che frangano,

                        io, io, che sentii la valanga;

ma per restare là dov’è ottimo

restar, sul puro limpido culmine,

            o uomini; in alto,

                        pur umile: è il monte ch’è alto;

ma per restare solo con l’aquile,

ma per morire dove me placido

            immerso nell’alga

                        vermiglia ritrovi chi salga:

e a me lo guidi, con baglior subito,

la mia piccozza d’acciar ceruleo,

            che al suolo a me scorsa,

                        riflette le stelle dell’Orsa.

 
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